Credito deteriorato e stato di salute delle banche italiane 09/01/2017

Il Professor Giuseppe Santorsola, docente e coordinatore del Master in Private Banking di CAPTHA - School of Banking & Finance, presenta un nuovo studio dedicato all'analisi statistica dei bilanci delle banche italiane.

Editoriale apparso in Dirigenza Bancaria n.182.

Fin dall’inizio del 2013 è stato autorevolmente posto in evidenza il tema del credito deteriorato quale fattore determinante per la valutazione della solidità delle banche. BCE ed EBA hanno dedicato analisi, stress test, valutazioni ed azioni di vigilanza e monitoraggio per porre all’attenzione il rischio che tale fattore possa annullare la formazione dei margini di intermediazione realizzati attraverso la gestione caratteristica.

E’ opportuno sottolineare e sottoporre all’attenzione dei lettori la profonda differenza fra la nozione di sofferenza o perdita e quella di credito scaduto,  ristrutturato,  “unlikely to be paid” e incagliato. L’insieme complessivo individua il concetto di credito deteriorato, tema di attenzione e di controllo, ma non confondibile con il tradizionale tema delle sofferenze la cui posizione costituisce uno stadio già avanzato del concetto di “deterioramento” delle posizioni.

Con il prezioso aiuto di numerosi collaboratori ho recentemente elaborato uno studio dedicato all’analisi statistica dei bilanci delle banche italiane in base alla documentazione riferita al 31.12.2015, l’ultima disponibile in accordo con l’approvazione dei relativi bilanci di esercizio da parte delle assemblee dei soci. E’ corretto segnalare, invero, che i dati finora disponibili evidenziano invece la prima diminuzione dal 2008 del dato complessivo nel corso del 2016.

Queste note intendono presentare alcune riflessioni, congiunte con l’esame delle variabili (22) che hanno costituito il fondamento metodologico del lavoro. Il risultato è disponibile in un volume di circa 200 pagine che viene pubblicato nel gennaio 2017 con l’obiettivo di consentire una obiettiva valutazione che confronta le condizioni di 417 banche evidenziando le situazioni  altamente differenziate che ne emergono.

Il momento congiunturale propone una condizione di particolare attenzione nei confronti di tali dati anche da parte di soggetti abitualmente distanti da tali temi, ma fortemente interessati alla stabilità delle imprese bancarie ove sono depositati, amministrati e gestiti i loro risparmi e i loro investimenti.

La corretta lettura dei bilanci e delle relative analisi basate sul calcolo di alcuni indicatori (ratio o indici) divenuti ormai riconosciuti come idonei ad una adeguata valutazione è un elemento indispensabile per evitare errori importanti nella interpretazione condizionata da singole impressioni o dalla errata lettura di un rapporto basato sul confronto di due o più voci di bilancio.

Premessa indispensabile è quella del riconoscere che non è possibile immaginare l’assenza del rischio nella scelta di una soluzione di allocazione delle proprie disponibilità basata su un risultato futuro. Per tale motivo, il concetto di “free risk”, cioè di assenza del rischio non può essere più “accettata” senza incorporare un errore sistematico nell’approccio ai dati disponibili.

Tuttavia, proprio riconoscendo questo presupposto, è possibile  pervenire  ad  una più consistente analisi delle diverse situazioni proposte da una condizione di mercato ormai percepita da tutti come non stabile, fenomeno in precedenza valutato come improbabile  con  riferimento  alle banche e alle compagnie di assicurazione.

In  verità,  il  fatto  stesso  che queste istituzioni intermedino sistematicamente risorse finanziarie assumendosi il rischio  della loro   gestione e della trasformazione delle scadenze, costituisce il presupposto del concetto  di r i s c h i o    i m p l i c i t o inevitabile. T u t t a v i a , quest’ultimo concetto deve tenere conto della natura “matematica” del concetto di rischio che ricomprende sia il relativo r i s u l t a t o negativo che quello positivo, condizione indispensabile     per c o n s e g u i r e comunque un esito dalle scelte effettuate.

Quando il rendimento di una scelta di investimento realizzato attraverso il fattore tasso di interesse è attenuato o azzerato     dalle c o n d i z i o n i macroeconomiche –  così come nello scenario degli ultimi trimestri – la ricerca di un rendimento si sposta inevitabilmente sulla abilità di gestire la movimentazione dei portafogli a fronte della volatilità dei mercati; tale situazione genera inevitabili preoccupazioni di fronte alla naturale alternanza dei risultati.

Nella fattispecie dei bilanci bancari esaminati in questo studio, la ampia gamma degli indicatori esaminati è la inevitabile conseguenza del fatto che, all’interno delle gestioni bancarie, si concentrano molteplici situazioni di investimento la cui “sommatoria algebrica” genera risultati ciascuno dei quali realizza altrettanti risultati differenti rispetto alla media complessiva.

Il risparmiatore che si rivolge ad una banca ricerca una combinazione, invero spesso discontinua, fra rendimento e sicurezza. Questa valutazione ispira la lettura delle analisi che vengono sottoposte all’attenzione nel lavoro.

E’ opportuno sottolineare che una lettura isolata di singoli indicatori può risultare illusoria. Inoltre, alcune condizioni leggibili come negative sono dovute a soluzioni contingenti che potrebbero modificarsi di fronte a mutamenti dello scenario. Infine, i risultati passati possono non essere indicativi di una situazione futura altrettanto simile, soprattutto quando la volatilità (e quindi il rischio) è particolarmente accentuata.

Tutte queste valutazioni costituiscono la base concettuale con la quale sono proposti  i  singoli  indicatori  e   le riclassificazioni delle principali voci di bilancio esposte nel lavoro. Alcune di esse cercano di proporre chiavi di lettura non tradizionali o convenzionali per aiutare la corretta analisi dei risultati.

I lettori interessati sono fondamentalmente due: il risparmiatore/investitore e il consulente finanziario che si interpone in modo sempre più frequente nella individuazione delle scelte.

E’ opportuno che entrambi dispongano di informazioni corrette e di chiavi di lettura il più oggettive possibili.

Per questo motivo non si propongono classifiche assolute quanto molteplici dati che possono incrociarsi per confermare intuizioni o suggerire attenzione verso l’approfondimento e la verifica delle condizioni.

In modo sintetico, si suggeriscono “campanelli di attenzione” che stimolino ulteriori valutazioni, per evitare di doversi confrontare con “campane di allarme” che allertino l’attenzione quando i tempi sono ormai troppo vicini alla manifestazione di eventuali crisi.

L'analisi complessiva dei dati evidenzia una condizione media “controllabile” e, quindi, confermativa di una situazione “normale” (non brillante) nel complesso. Purtroppo, vi sono anche alcune situazioni che appaiono “sfuggite all’attenzione” nel recente passato e che comportano l’assunzione di scelte che preoccupano i soggetti che hanno investito con o nelle banche.

E’ naturale il dover richiamare   l’attenzione   del  lettore verso le tre principali categorie di rapporti tradizionalmente percorse dai clienti:

-la scelta di un deposito bancario, protetta da soluzioni legislative e da soluzioni più vicine alle condizioni più desiderate da chi deve necessariamente disporre della propria liquidità;

-la scelta di una soluzione obbligazionaria, protetta (ma non sempre garantita) dal vincolo del rimborso, ma condizionata dalle opportunità di conseguire un rendimento superiore;

-la scelta di un investimento azionario, tipicamente orientata al rischio che può prevedere sia risultati largamente positivi che condizioni di perdita, temporanea o definitiva, del proprio capitale.

Con tali premesse, si presenta uno strumento non risolutivo ma utile per meglio effettuare le scelte più consone alle dimensioni, alla natura e alle esigenze di ciascuno, tralasciando la tendenza a seguire fattori più legati alla moda, alla consuetudine o all’imitazione di comportamenti altrui. Si è inteso dunque offrire uno strumento di “educazione finanziaria”, un segmento della cultura personale che appare fortemente carente nelle disponibilità di molti di noi. In tale contesto si propone non tanto alla sua lettura quanto alla sua intellettura, cioè ad un approfondimento legato alle caratteristiche non cancellabili di ciascuno di noi. Un contributo parziale ma utile, che ci si propone di ripetere nel tempo con cadenze annuali per costruire un data-base che migliorerà la sua  funzione  nel  corso   del tempo.

La dimensione del risparmio coinvolto dall’azione e dalla gestione delle banche, la rilevanza del fattore risparmio nella vita ordinaria delle persone e delle famiglie, l’utilità della sua funzione nel rendere possibile il finanziamento delle attività economiche e del fabbisogno delle Pubbliche Amministrazioni, nonché la funzione del risparmio nell’equilibrio di lungo termine dei sistemi economici costituiscono gli elementi che rendono imprescindibile la conoscenza e la interpretazione dei fenomeni che ne condizionano la stabilità e l’evoluzione.

Non è agevole – ed anzi pericoloso proporre conclusioni sistematiche nella prima edizione di un’analisi così articolata (ed auspicabilmente approfondita) del sistema bancario italiano.

La prima considerazione è relativa alla impossibile univocità delle risultanze che possono emergere dalla lettura delle tabelle e delle comparazioni proposte.

L’attenzione, e forse l’enfasi, dei regulators (Il Comitato di Basilea, l’EBA ed il Parlamento Europeo) e quello dei supervisori (BCE, ESMA, banche centrali nazionali e supervisori dei mercati finanziari nazionali) è da tempo soffermata sulle condizioni di solidità espresse attraverso la condizione patrimoniale (opportunamente corretta per il rischio delle attività intraprese). L’orientamento sottostante a questa pubblicazione enfatizza “anche” i profili della liquidità e della redditività, ritenendo peraltro che la catena logica per garantire nel tempo un reale consolidamento patrimoniale sia quella che origina dalla liquidità (che consente di far fronte sistematicamente alle proprie obbligazioni), transita per la redditività (che dimostra l’equilibrio della gestione e la efficacia delle condizioni operative ed organizzative) per conseguire nel tempo il rafforzamento del patrimonio attraverso la adeguata destinazione del risultato economico verso accantonamenti, investimenti e riserve che alimentano il patrimonio netto innalzando il valore dell’attivo a fronte degli impegni assunti dal lato del passivo.

Per questo motivo, analizzata con la dovuta attenzione la condizione di solidità patrimoniale, si è inteso offrire un confronto altrettanto approfondito sulle altre aree di attenzione dei risultati di gestione.

Anche nelle conclusioni si intendesollecitarenuovamente il lettore a non lasciarsi condizionare da singole rilevazioni di valori positivi e negativi. La banca è una realtà troppo complessa, in quanto azienda che opera con beni, soluzioni e contratti che fondano la loro natura in condizioni intangibili e volatili. L’intreccio complessivo di molti fattori, la cui rilevanza è sistematicamente altrettanto variabile, ormai anche nel breve termine, è la condizione necessaria per realizzare un risultato che alimenti, rafforzi e consolidi la fiducia, l’elemento, notoriamente intangibile, che consente di non sottoporre un intermediario creditizio a  quelle sollecitazioni negative che, anche nei casi più solidi, riverberano effetti non controllabili sui comportamenti degli stakeholders di una banca. In questa fase ormai non solo congiunturale, l’enfasi sul patrimonio deve essere necessariamente accettata, condivisa e perseguita.

Per quanto non dimostrabile in via teorica (e quindi con un teorema), nessuna banca può peraltro reggere una crisi di fiducia nei propri confronti e, quindi, pur riuscendo a gestire e correggere eventuali rischi specifici della propria condizione, non può invece affrontare lo sviluppo di una crisi che incida sul rischio reputazionale.

Certamente, quale traccia utile per il lettore (che potrà esaminare molto succintamente nella descrizione degli indici utilizzati, rinviando maggiori approfondimanti alla pubblicazione del volume), le banche che presentano un buon   cet1   adeguatamente elevato rispetto al tcr e non assorbito da crediti deteriorati netti ancora rilevanti individuano una condizione patrimoniale rassicurante.

Sotto il profilo della liquidità, il lcr deve ovviamente essere superiore al 100%, ma nemmeno troppo elevato per evitare una dispersione dei flussi privi di adeguato investimento

Sotto il profilo dell’efficienza, un cost/income posizionato nella fascia inferiore del ranking è certamente ottimale, ma un suo valore troppo basso non deve corrispondere a carenze e mancanze a livello organizzativo e di qualità dei servizi.

E’  inoltre  impossibile  non incorrere in deterioramenti del credito quando questa attività sia quella caratteristica della banca. Le banche poco orientate a tale attività non possono essere confrontate efficacemente – a parità di valori – con quelle invece dedite. In caso di valori significativi, diventa necessario verificare il livello di copertura del rischio già caricato sui bilanci (la differenza fra crediti deteriorati lordi e netti) per conoscere quanto sia già stato coperto e non verrà caricato sui margini delle gestioni future. Un altro approccio utile interessa la differenza fra il margine di intermediazione e l’utile. Quando essa è molto alta (fino a portare il secondo a valori negativi), significa che la gestione corrente dell’anno è stata sacrificata per coprire il deterioramento dell’attivo riscontrato nello stesso periodo.

Dobbiamo attenderci – quale ultima notazione utile anche in forza delle modifiche legislative ancora da completare, che hanno interessato le banche popolari e quelle di credito cooperativo, un mutamento dello scenario con un numero fortemente ridotto di banche, con una consistente riduzione degli sportelli ed anche del personale e con operazioni di acquisizione che cambieranno lo stato del sistema bancario ed i relativi valori di bilancio, anche sulla base delle forze e delle debolezze leggibili nei rendiconti attuali. BUONA e ATTENTA lettura a chi vorrà esaminare l’esito del lavoro qui sinteticamente proposto!

Giuseppe G. Santorsola