Italia tra Debito Pubblico e spread 07/06/2017

Un articolo di Walter Joffrain, docente del Master in Finanza Aziendale, che racconta la situazione dell'Italia, ancora troppo lontana dagli obiettivi delle regole europee, e le possibili soluzioni per ridurre il colossale debito pubblico.

Con un debito pubblico superiore a 2320 miliardi di euro a fine 2016, un prodotto interno lordo che fatica a mantenere tassi di crescita dell’1% annui, un rapporto debito su P.I.L. previsto al 133% nel 2017 e un tasso di disoccupazione al 11,2%, la situazione italiana continua ad essere monitorata con molta attenzione dall’Unione Europea.

Se ne è avuta una prima conferma già nel novembre 2013 quando la manovra finanziaria italiana – ora chiamata Legge di Stabilità – è stata sottoposta, per la prima volta, ad un severo esame da parte della Commissione Europea e, ulteriormente, durante la conferenza stampa del Governatore della BCE del 6 agosto 2014 quando fu ipotizzata la possibilità di “cessione di sovranità da parte di quei Paesi non in grado di attuare le riforme necessarie per garantire la stabilità economico-finanziaria propria e dell’Unione Europea…”.

Secondo la Commissione Europea, per l'Italia c'è il rischio, nel 2017, di violare i parametri di riduzione del debito previsti dal Patto di Stabilità e Crescita (il Patto che decreta quanto previsto dal Trattato di Maastricht in merito alle politiche di bilancio degli Stati Membri e al monitoraggio del deficit degli stessi) e dal Fiscal Compact.

I timori di Bruxelles riguardano un livello di debito pubblico italiano troppo lontano dagli obiettivi delle regole europee, che avrebbero richiesto una riduzione graduale dell’indebitamento dello 0,66% già a partire dal 2014; a tali regole si sarebbero dovute aggiungere dal 2015 le richieste del Fiscal Compact, che impone ai Paesi Membri una riduzione del debito pari ad un ventesimo l’anno della differenza tra il debito effettivo del Paese e l’obiettivo del 60% su P.I.L. sancito dal Trattato.

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Tra le possibili soluzioni per il colossale debito italiano è stata valutata già negli scorsi anni la conversione di almeno 400 miliardi di euro di stock di debito pubblico in quote di un Fondo di patrimonio Immobiliare dello Stato, oppure un intervento della Cassa Depositi e Prestiti che acquisti e scambi titoli di Stato con titoli della Cassa garantiti da propri asset. Tali soluzioni dovrebbero integrarsi con il processo di privatizzazione (di Poste, Enav, Fincantieri, CdP Reti, Ferrovie dello Stato e delle Municipalizzate) già avviato e in grado di garantire un gettito straordinario di circa 15-20 miliardi di euro.

L’obiettivo della riduzione dello stock di debito è quello di destinare parte importante del risparmio d’interessi alla riduzione delle imposte alle imprese e ai cittadini con l’effetto di favorire la crescita e l’occupazione. Tale obiettivo ha adesso carattere d’urgenza, anche perché gli interventi straordinari di politica monetaria attuati dalla Banca Centrale Europea – il cui effetto più importante è stata la drastica riduzione dello spread dei Titoli di Stato italiani rispetto al  Bund tedesco e quindi la riduzione della spesa per interessi nel bilancio dell’Italia -  sono destinati ad esaurirsi a partire dal prossimo anno.

La situazione dei conti pubblici resta preoccupante anche perché, tra i Paesi Membri, solo la Grecia ha un rapporto debito pubblico/P.I.L. superiore a quello italiano. Infatti, se la sostenibilità del debito pubblico non è una minaccia nel breve periodo, è pur sempre vero che essa rende comunque vulnerabile l’economia italiana alle variazioni del ciclo economico e alle reazioni negative del mercato, come avvenuto nel 2011. In particolare, la tendenza generale di riduzione della spesa pubblica per ridurre il deficit annuale puntando su un aumento della produttività non è ancora sufficiente e il continuo sforzo per avere finanze pubbliche sane dovrebbe essere affiancato da misure strutturali favorevoli alla crescita.

 

 

 

Walter Joffrain

Docente del Master in Finanza Aziendale e Controllo di Gestione e del Master Specialistico in Finanza Aziendale. Svolge attualmente la sua attività professionale nell’ambito dell’Area Organizzazione e Business Development di uno dei principali Gruppi Bancari Italiani. Ha maturato una significativa esperienza di consulenza direzionale in una primaria società di consulenza strategica lavorando con alcune delle principali Istituzioni Finanziarie e Industriali italiane in progetti commerciali, di corporate finance, di strategia e organizzazione. In precedenza ha svolto attività di ricerca in fisica atomica e nucleare presso il CERN di Ginevra e presso il Massachusetts Institute of Technology (USA), conseguendo il Ph.D. in Fisica. Svolge attività di docenza in Master e Corsi di formazione ed è Autore di libri e di pubblicazioni su Riviste internazionali in materia economica, tecnologica e scientifica.

Master Specialistico in Finanza Aziendale