Capitali detenuti all'estero e trust 13/07/2017

Una serie di eventi succedutisi nell’arco degli ultimi anni ha messo in luce il tema ormai sempre più frequente dei capitali detenuti all’estero e dei trust costituiti all’estero, in particolare in paesi off-shore; situazione che in molti casi ha determinato la necessità/convenienza di un “rimpatrio”, a volte anche frettoloso, oppure per semplice motivi di rientro in Italia dopo anni di lavoro svolto all’estero. 

Tra questi la voluntary disclosure, la crescente difficoltà a garantire riservatezza, le norme antiriciclaggio, la difficoltà di accesso al foro straniero, sempre comunque a costi elevati, come pure per la domiciliazione presso professionisti esteri, l’iscrizione all’AIRE, ed altro ancora.

Tutto ciò, salvo casi abbastanza rari, in cui davvero sia effettivamente utile o necessaria una costruzione fiscale estera, ci porta a riflettere sulla valenza effettiva di un trust estero e a considerare anche il trasferimento del trust in Italia oppure, ove possibile, la costituzione di una struttura domestica ex novo.

Cenni sulla normativa vigente in Italia

L’istituto del trust deriva dagli ordinamenti di common law, in particolare da quello britannico, ed è sorto al fine di regolare giuridicamente tutta una serie di rapporti patrimoniali.

La prima diffusione negli ordinamenti europei di civil law, tra cui anche quello italiano, risale alla Convenzione dell’Aja del 1° luglio 1985: trattato europeo mediante il quale gli Stati firmatari hanno stabilito disposizioni comuni relative alla legge applicabile ai trust, e che l’Italia ha recepito con la Legge N.364 del 16 ottobre 1989, entrata in vigore il 1° gennaio 1992.

Dal punto di vista fiscale, la disciplina del trust è stata effettivamente regolata con la Legge Finanziaria 2007, con la quale viene espressamente previsto l’assoggettamento ad IRES dei redditi maturati dal trust. Faranno seguito alcune importanti Circolari emanate dall’Agenzia delle Entrate che, pur a volte non condivisibili, hanno certamente contribuito a dare certezze all’operatore.
Diversi atti successivi, quali sentenze della Corte di Cassazione e Leggi emanate successivamente, tra tutte si ricorda quella conosciuta come “Legge sul Dopo di Noi” (legge n. 112 del 2016), hanno via via definito con maggior precisione i profili applicativi di questo interessante istituto giuridico, focalizzati soprattutto sulla ricerca del punto di equilibrio tra autonomia dei privati e normativa inderogabile a tutela dell’interesse pubblico.

La convenienza di una struttura domiciliata in Italia

Analizzando più da vicino le motivazioni di una domiciliazione in patria del trust, emerge in primo luogo che il “trust interno”, come viene definito tra i tecnici, poggia oramai su regole sufficientemente chiare e definite: offre pertanto diverse soluzioni su misura, soprattutto se a farsi carico della sua costituzione sia un professionista esperto.

Un secondo aspetto che lo rende estremamente interessante è che si tratta di uno strumento di estrema versatilità e che per tale motivo riesce ad offrire molteplici soluzioni ad altrettante problematiche, anche se di particolare complessità.
Per fornire una specifica concreta, basti considerare che quando si utilizza un contratto per regolamentare interessi determinati, normalmente ciò avviene avendo a disposizione un’unica “causa” che costituisce il “perché” dell’esistenza stessa di quel contratto. Come a dire, ad esempio che, quando quotidianamente poniamo in essere un contratto di compravendita, questo risponde all’unica esigenza (causa del contratto): lo scambio della cosa con il prezzo.
Diversamente il trust può soddisfare molteplici obiettivi che si vogliono perseguire, “purché diretti a realizzare interessi meritevoli di tutela secondo l’ordinamento” (art 1322 codice civile).

Sotto questo punto di vista il campo di esistenza dell’istituto è davvero così ampio nelle sue applicazioni da continuare a sorprendere anche colui che lo costruisce (di solito un innamorato del trust), prima ancora dell’operatore economico cui è destinato.

È quanto si propone il Relatore dell’incontro di studio organizzato da IFAF il prossimo 15 settembre a Milano.
In tale contesto verrà presentata un’ampia serie di problematiche tratte dall’esperienza professionale dello stesso Relatore, dott. Silvano Maggio, riferentesi a casi concreti cui è stata trovata efficace soluzione: problematiche che spaziano dall’ ambito personale/familiare, aziendale , fino a quello sociale.

Un terzo momento di interesse è costituito dall’utilizzo del trust per il conseguimento di un risparmio fiscale in un contesto di rigoroso rispetto della normativa. Questo avviene ad esempio nell’ambito del Passaggio Generazionale, argomento che troverà spazio nel corso della trattazione.

Infatti il Passaggio Generazionale, da anni viene ritenuto, anche a livello di Comunità Europea, un flagello che colpisce un’elevata percentuale di aziende che non riescono a gestire il “passaggio di consegne” da una generazione all’altra.
Sarà interessante verificare sotto tale aspetto, ancora una volta mediante esposizione di casi concreti, quali possibilità e vantaggi possa offrire un trust rispetto agli Istituti normalmente proposti dalla normativa in materia.

L'articolo è a cura di KW Forester, un network con headoffice in New Jersey – US, presente in 12 Paesi con oltre 30 senior consultant che affianca e supporta le Aziende e gli Enti pubblici e privati nei loro processi di internazionalizzazione, offrendo informazioni ed assistenza specializzata in ambito internazionale. KW Forester è partner IFAF per il Master in International Business Management.

Alessandro Maggio