Il magazzino di lunga durata ed i suoi risvolti sul rating bancario 27/02/2018

Un articolo di Massimiliano Palumbaro, Consulente di Finanza Aziendale (CFI Advisors) e Alumnus IFAF.

Un'esatta interpretazione del magazzino, nelle aziende che hanno processi produttivi di medio/lungo termine, risulta fondamentale per una corretta riclassificazione del bilancio al fine dell’attribuzione del rating bancario. Qual è il metodo più snello per individuare eventuali squilibri tra le corrette fonti finanziarie e la composizione del magazzino?

Alcune aziende sono caratterizzate da un processo produttivo che comporta lo stoccaggio di prodotti in magazzino per un periodo di media durata (2/3 anni), al fine di sottoporli ad un processo di affinamento e stagionatura. È questo, ad esempio, il caso tipico delle imprese vitivinicole che pongono sul mercato vini invecchiati, così come imprese del settore lattiero caseario spesso caratterizzati da tempi medio/lunghi di stagionatura dei formaggi prodotti.

 

 

In tutti questi casi è opportuno dividere il magazzino prodotti finiti in due categorie ben distinte:

  • Magazzino prodotti in corso di affinamento/stagionatura
  • Magazzino prodotti atti alla vendita

La differenza non è di poco conto, posto i primi, quelli in corso di stagionatura, rappresentano una sorta di patrimonio “immobilizzato” all’interno dell’impresa in quanto non potranno essere trasformati in liquidità (venduto) nell’arco del breve termine, comportando ciò la necessità di far fronte al loro finanziamento attraverso strumenti di m/l termine.

I secondi, al contrario, proprio in quanto atti alla vendita, vanno inquadrati all’interno di quegli asset in grado di trasformarsi in liquidità nel breve termine e possono essere finanziati con il ricorso a strumenti di debito di breve durata.

Quanto sopra risulta di particolare importanza per una corretta riclassificazione del bilancio al fine dell’attribuzione del rating bancario all’azienda oggetto di analisi. Molto spesso, infatti, i dati di bilancio non sono di per sé idonei a fornire indicazioni in merito a tale distinzione, ma è opportuno integrare le informazioni bilancistiche con ulteriori dettagli e notizie che permettono al lettore (in questo caso alla banca) una corretta identificazione di ciascuna posta attiva e della relativa copertura finanziaria.

Oggi il sistema bancario dispone di linee di finanziamento idonee a soddisfare le esigenze di medio termine presenti in queste particolari tipologie di imprese. Trattasi spesso di finanziamento chirografari di durata pari a 24/36 mesi che comprendono anche periodi di pre-ammortamento (durante il quale vengono pagati i soli interessi).

Un metodo snello per individuare eventuali squilibri tra le corrette fonti finanziarie e la composizione del magazzino consiste nell’analizzare il rapporto tra Capitale Circolante Netto Operativo (CCNOp) ed il fatturato (F).

Il CCNOp è dato dalla seguente somma algebrica:

Magazzino +
Clienti +
Crediti diversi operativi +
Fondi -
Fornitori -
Debiti diversi operativi -
=
CCNOp

 

È evidente che il CCNOp deriva dalla differenza tra attivo a breve operativo e passivo a breve operativo.

È importante andare a definire, per ciascuna azienda, quali sono le poste contabili (attive/passive) che possono essere definite “operative” e quelle che vanno escluse da tale calcolo. Esse sono rappresentate da tutti quegli elementi che entrano a far parte, a qualunque titolo, del processo produttivo aziendale, mentre vanno escluse quelle poste derivanti da attività svolte al di fuori del processo produttivo, come, ad esempio, un credito derivante dall’affitto di un immobile ad uso civile (quando l’affitto di immobili civili non rientra nel core business aziendale).

Nel calcolare il rapporto CCNOp/F si possono verificare tre ipotesi:

  1. CCNOp/F risulta inferiore al 30%
  2. CCNOp/F risulta compreso tra il 30% ed il 50%
  3. CCNOp/F risulta maggiore del 50%

In ciascuno dei casi indicati, il CCNOp va finanziato con appositi strumenti ed in particolare:

  1. Il CCNOp può essere coperto interamente con finanziamenti di breve termine
  2. Una quota pari al 30% del Fatturato va coperto con strumenti finanziari di breve, mentre la quota superiore deve essere finanziata con strumenti di medio termine (chirografari)
  3. La quota di Fatturato che va oltre il 50% deve essere coperta con capitale proprio, mentre l’altra quota segue le regole di cui ai punti a. e b.

Facciamo un esempio:

 

CCNOp

€ 1.900.000,00

           

Fatturato

€ 3.500.000,00

           
               

CCNOp/F

54,29%

           
               

1^ quota

€ 1.050.000,00

(30% di F) da finanziare con strumenti di breve termine

2^ quota

  € 700.000,00

(20% di F) da finanziare con strumenti di medio termine

3^ quota

  € 150.000,00

(4,29% di F) da finanziare con capitale proprio

 

 

CCNOp

 € 1.900.000,00

           

 

Alla luce di quanto indicato è opportuno che le imprese caratterizzate da un processo di invecchiamento dei loro prodotti finiti, effettuino tali valutazioni cercando di bilanciare le fonti di finanziamento in maniera corretta al fine di ottenere dal sistema bancario un rating adeguato alla tipologia di processo produttivo ed alla struttura finanziaria corrente.

Il processo di avvicinamento ad una struttura finanziaria corretta deve essere pianificato e perseguito nel tempo attraverso un’attività di monitoraggio ed aggiustamento trimestrale/semestrale. Ciò porta l’azienda ad assumere una struttura finanziaria sempre più vicina alle sue caratteristiche tecnico produttive con risvolti positivi in termini di rating assegnati dal sistema bancario ed una maggiore facilità di accesso al credito oltre che condizioni adeguate.

L'autore dell'articolo è Massimiliano Palumbaro, Consulente di Finanza Aziendale presso CFI Advisors.

Nel 2013 ha frequentato presso IFAF il corso in Activity Based Costing & Balanced Scorecard, nell'area di Programmazione e Controllo di Gestione.

 

Massimiliano Palumbaro