Aziende vitivinicole: gli indicatori strategici 05/04/2018

Un approfondimento di Massimiliano Palumbaro, Consulente di Finanza Aziendale (CFI Advisors)

Quali sono i principali indicatori economico/finanziari per un'azienda vitivinicola? Riuscire a tenerli sotto controllo porta con sé un miglioramento dei risultati economici e finanziari dell’azienda oltre che dei rating bancari.

 

È ampio il dibattito su quali siano i principali indicatori economico/finanziari in grado di fornire, in una singola immagine, una rappresentazione sintetica, ma al tempo stesso significativa per un’azienda operante nel settore vitivinicolo.

Sulla base dell’esperienza acquisita nel settore, possiamo indicare certamente alcuni di essi, che più spesso vengono presi in considerazione tanto nell'ambito di processi di controllo di gestione, quanto in quelli di miglioramento dei rating aziendali, soprattutto in un'ottica di buona gestione dei rapporti con il sistema bancario e finanziario.

Il primo indicatore da tenere in considerazione è sicuramente il “Valore Aggiunto” (VA), dato dalla differenza tra il valore della produzione ed i costi esterni. Volendo schematizzare il calcolo del VA, esso deriva da:

 

+ Ricavi netti di vendita
+/- Variazione delle rimanenze di pr. finiti e pr. in corso di lavorazione
+ Costi Capitalizzati
=
VALORE DELLA PRODUZIONE
- Acquisti di materie prime ed altro materiale
- Acquisti di servizi
- Godimento beni di terzi
+/- Variazione delle rimanenze di materie prime
=
VALORE AGGIUNTO (VA)
- Costo del lavoro
=
MARGINE OPERATIVO  LORDO (MOL)

 

commercialista

 

Il VA si ottiene sottraendo dal valore della produzione tutti i costi sostenuti dall'azienda per acquistare all'esterno i fattori produttivi necessari alla realizzazione dei prodotti. Fornisce quindi un’indicazione del valore che l’impresa aggiunge ai fattori produttivi acquistati all'esterno.

È un indice di particolare rilevanza nella misura in cui un elevato VA è sinonimo di oculate ed appropriate scelte strategiche poste in essere dall'azienda in riferimento all'unicità/distinguibilità dei prodotti posti sul mercato ed alle caratteristiche del processo produttivo organizzato all'interno di essa.

La decisione di esternalizzare alcune fasi di lavorazione, comporterebbe indubbiamente una riduzione del VA posto che vi sarebbe un aumento dei costi per servizi.

Ciò è quello che, ad esempio, avviene nel settore vitivinicolo allorquando si decide di far eseguire la fase di imbottigliamento ad un’azienda esterna. È tuttavia doveroso considerare che produzioni molto basse in numero di bottiglie non giustificherebbero un investimento medio/alto in una linea di imbottigliamento, pertanto la decisione di erodere una parte dei margini di VA è spesso vitale per la stessa sopravvivenza dell’impresa.

In base ai dati contenuti in una ricerca nel settore vinicolo eseguita da Mediobanca, nel 2015 il VA medio di 90 società vinicole non cooperative si attestava ad un valore del 22,3% del fatturato, mentre tale media scende al 14,9% se si prendono in considerazione 43 aziende cooperative.

È evidente un margine di VA più elevato nelle imprese che utilizzano uve proprie per la produzione finale, mentre si avrà un valore più basso quanto più elevate saranno le quantità di uve/vino da acquistare all'esterno. Questo è il tipico caso delle società cooperative benché la materia prima venga acquistata dai soci della stessa.

Altro indicatore di particolare rilevanza è il MOL (Margine Operativo Lordo) ottenuto sottraendo al VA il costo del personale interno all’azienda.

Il MOL, anche conosciuto come EBITDA (Earnings before Interest, Tax, Depreciacion, Amortization), riveste una duplice importanza posto che è un indicatore del risultato economico ottenuto dalla “gestione tipica” dell’azienda ed è un valore che approssima la liquidità prodotta attraverso le operazioni di gestione corrente (acquisto materie prime -> trasformazione -> vendita prodotti finiti). E’ quindi evidente una sua duplice valenza economica e finanziaria.

Nella ricerca Mediobanca il MOL medio delle aziende vinicole non cooperative si attesta attorno al 13,1% in rapporto al fatturato, mentre in quelle cooperative lo stesso indicatore segna un valore attorno al 6,1%, frutto di un VA a monte più basso.
Come regola generale, anche sulla base dei riscontri professionali che quotidianamente osserviamo sul campo, possiamo considerare che un valore MOL maggiore del 10% può essere considerato un buon risultato. Una percentuale inferiore all’8% sarebbe da interpretare indubbiamente come un campanello d’allarme e imporrebbe una riflessione sul modello di business adottato al fine di individuare possibili aree di efficientamento.

Nella costruzione dei rating bancari, una particolare attenzione viene dedicata al rapporto PFN/MOL dove per PFN si intende la Posizione Finanziaria Netta dell’impresa, ovvero la differenza tra i debiti e crediti finanziari oltre alle disponibilità liquide:

 

+ Disponibilità liquide su cassa e banca
+ Crediti finanziari e/o prodotti finanziari (non immobilizzazioni)
- Debiti v/banche a breve termine
- Debiti v/banche a m/l termine
- Debiti fiscali/previdenziali rateizzati
- Altri debiti finanziari
=
POSIZIONE FINANZIARIA NETTA (PFN)

 

Il rapporto PFN/MOL indica, con un certo grado di approssimazione, in quanti anni l’azienda sarebbe in grado di rimborsare il proprio debito bancario netto attingendo dalla liquidità prodotta dalla gestione caratteristica.

Generalmente un valore inferiore a 3 viene considerato dal sistema bancario come un buon indicatore associato ad un basso grado di rischio. Un valore compreso tra 3 e 6 viene considerato già come un elemento da tenere sotto controllo, quindi con un rischio medio, mentre valori superiori a 6 vengono in genere considerati come rischio elevato.

Nel settore vitivinicolo detto valore può arrivare ad essere superiore a 10 in determinati momenti della vita aziendale, come ad esempio negli anni di incremento degli investimenti (terreni, nuovi impianti, macchinari, attrezzature). Il verificarsi di questi eventi ed un conseguente valore elevato PFN/MOL, vanno dettagliatamente illustrati e spiegati al sistema bancario, illustrando quali sono le strategie aziendali di medio periodo che porteranno ad un rientro di tale rapporto all’interno di valori fisiologici.

Considerando i dati contenuti nello studio Mediobanca, il rapporto PFN/MOL nelle aziende vinicole non cooperative si attesta attorno a 3,1 (PFN 1.414.444 / MOL 460.809), mentre nelle cooperative lo stesso rapporto presenta un valore di 7,3 (PFN 1.176.044 / MOL 161.570) dovuto principalmente ad un valore del MOL decisamente inferiore a quello delle altre aziende.

In definitiva riuscire a tenere sotto controllo detti parametri ed impostare una strategia di efficientamento degli stessi porta con sé un miglioramento dei risultati economici e finanziari dell’azienda oltre che dei rating bancari, con relativa possibilità di accesso a nuove e più ampie fonti di finanziamento.

L'autore dell'articolo è Massimiliano Palumbaro, Consulente di Finanza Aziendale presso CFI Advisors.

Nel 2013 ha frequentato presso IFAF il corso in Activity Based Costing & Balanced Scorecard, nell'area di Programmazione e Controllo di Gestione.

Massimiliano Palumbaro